Maestro Giammona Filippo Ju-Jitsu
 
   
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[.:JuJitu:.]

S t o r i a , c u r i o s i t à , r e g o l e e l i n g u a g g i o d i c h i p r a t i c a Ju-Jitsu
CENNI STORICI SUL JU-JITSU:
Ju-jitsu è un sistema di difesa personale che ebbe origine in Cina oltre 2000 anni fa e, diffusosi in Giappone anteriormente al 230 a.c., data alla quale si fa risalire il sumo (lotta tra i giganti); ben presto si diffuse come arte marziale grazie alle micidiali tecniche di combattimento disciplinate, senza affondamento dei colpi, quale attività sportiva con il nome di "dolce arte", distinzione necessaria dall'arte marziale propria. Non pochi vedono nel "Pancratio" greco l'antenato più prossimo al Ju-jitsu, diffuso in oriente ad opera delle truppe di Alessandro Magno, inglobato nelle varie forme di lotta preesistenti e infarcito di filosofie orientali, specialiste nel self-control e body-control, per questo la data iniziale di tale arte, a buon ragione, può farsi risalire al 340 A.C. Molti secoli dopo, attorno al 1600, quelle che erano soltanto tecniche di combattimento, affidate alla tradizione familiare, assurgono a disciplina marziale, con una vera e propria codificazione delle tecniche del Ju-jitsu, dapprima relativamente ai soli combattimenti con calci, pugni, bastoni, pugnali e successivamente, grazie all'adozione di tale tecnica da parte dei Samurai, diventa quella "dolce arte" che non disdegna, quale mezzo di difesa, neppure il ventaglio e che, con vari stili, ben presto prospera e si diffonde in tutto l'oriente venuto in contatto con la mitica casta dei guerrieri Samurai.
A seguito della restaurazione imperiale del 1871, la conseguente limitazione dei privilegi della casta guerriera, coincise con il declino del Ju-jitsu che fu tramandato soltanto quale disciplina psicofisica propedeutica all'arte militare, tanto che lo stesso re Vittorio Emanuele III volle fosse adottato dai marinai italiani, alla stregua dei corpi d'assalto degli eserciti più specializzati. E' grazie all'inventiva del cultore della disciplina Jigoro Kano, che parte delle tecniche che compongono il Ju-jitsu comprendono anche l'uso di armi, spesso particolari, in ogni modo l'utilizzo di tali armi è sempre legato ad uno studio, ovvero il Kata (modello): l'esercizio più completo per acquisire, attraverso una tecnica, la conoscenza del controllo del nostro essere nella sua unità psicofisica; infatti, alla base di ogni Kata vi è un fine terapeutico fuso ad una ricerca continua dell'intima essenza dell'individuo, svincolato dai condizionamenti sociali. Esistono Kata per tutto quello che può essere chiamato arma, dal tradizionale bastone ai tonfa (attrezzo agricolo usato dal contadino giapponese per battere in grano o per creare alveoli ove alloggiare le piantine di riso da trapiantare, divenuto arma micidiale grazie alle tecniche di utilizzo quale arma da guerra), alla katana (la spada), per antonomasia l'arma dei guerrieri samurai, oggetto di culto al punto da condizionare la vita del guerriero stesso. Massimo disonore per un samurai era il perdere in combattimento la katana, oltraggio riparabile solo con il hara-kiri (suicidio rituale).
La katana è tra gli oggetti che il Giappone si è imposto di tramandare ai posteri, ed il costruttore di katana è ritenuto divinità vivente.
[Chiburi (Iaido) = indica l'azione di rinfoderare la spada dopo aver scolato il sangue dalla lama.
Nukitsuke (Iaido) = arte di estrarre la spada dal fodero e di colpire l'avversario nello stesso tempo, prima che questi abbia il tempo di estrarre la sua katana].
Il principio del ju (agilità, flessibilità, elasticità della gentilezza) consisteva nell'adattarsi flessibilmente e con intelligenza alle manovre strategiche di un avversario, per sfruttare tali manovre e la forza con cui venivano eseguite al fine di soggiogare l'avversario stesso,
o almeno di neutralizzarne l'attacco.
Il problema vitale era: funziona? E' efficace in combattimento?.
La risposta veniva data concretamente dai risultati dei duelli individuali e dalle competizioni pubbliche tra i membri delle varie scuole.
Nel 1931 ci fu l'inaugurazione del dojo del Maestro a Tokyo
chiamato Kobukan, oggi Hombu Dojo, Ueshiba.
In quel periodo insegnò anche all'accademia di Polizia dalle profonde conoscenze del Budo ( lett. via del guerriero ) sviluppò l'Aikido che in un primo tempo si chiamò
Aiki-budo e solo nel 1941 circa prese il nome definitivo
di Aikido.
Nel 1945 O' Sensei si trasferì ad Iwama ( pare che non gli piacesse molto vivere a Tokyo ) dove incominciò
la costruzione della Ubuya (stanza della nascita), santuario dell' Aikido; un complesso comprendente il Tempio
dell'Aiki e di un dojo dove ancora oggi insegna
il Maestro Morihiro Saito.
Lo stesso Ueshiba progettò il Tempio.
O'Sensei, dal 1950 viaggiò per il mondo, ovunque
lo invitassero, per diffondere l'Aikido e il suo spirito,
fino a quando, ormai vecchio, dovette desistere.
Lo stesso Fondatore disse:
"...Voglio unire tutte le persone attraverso l'armonia
e l'amore. Questo credo che sia l'obbiettivo dell'Aikido.
La vera arte marziale, che io chiamo Take-musu Aiki, abbraccia tutto tramutandolo in amore e lavora per
la pace di tutti gli esseri umani..."
( parte di un discorso tenuto il 28 Febbraio 1961
nelle isole Hawaii )
" .....L'Aikido non è uno sport agonistico dove si debba scegliere un vincitore, ognuno, di mezza età, anziano, donna, bambino, può partecipare appieno....
Noi speriamo che l'armonia e la cooperazione ( Ai-Ki ) venga trasmesso.......
......Spero che capiate che lo spirito dell' Aikido non è combattere gli altri ......."
STRETCHING:
Forma di ginnastica che prevede l'allungamento progressivo e lentissimo di tutti i muscoli del corpo presi singolarmente uno per uno, serve a contrastare la naturale funzione del muscolo (che è una struttura elastica come una molla), a tenderlo e a ridargli quindi la sua elasticità. Attenzione: lo stretching è un tipo di ginnastica in cui è facile assumere posizioni e atteggiamenti sbagliati che possono provocare brusche reazioni dei muscoli e, invece del loro rilassamento, un'ulteriore contrazione.
5 regole da tenere presente per una buona attività:
l'allungamento di ogni muscolo deve essere coordinato con i singoli atti respiratori;
prima di cominciare gli esercizi fare sempre un po' di riscaldamento (es. 10-15 min. di cyclette o di corsa);
eseguire i singoli movimenti con la massima cautela con la giusta calma;
raggiungere a poco a poco, anche giorno dopo giorno, l'allungamento del muscolo, senza superare mai la soglia del dolore;
non fare mai movimenti bruschi.
Chi può PRATICARLO:
Chiunque, a qualsiasi età, può intraprendere la strada del Ju-jitsu con un allenamento dato dall'esigenza del proprio corpo. E' adatto sia ai giovani sia ai meno giovani, alle donne ed agli uomini. E' da tenere presente che una donna praticante non si sentirà mai in stato d'inferiorità di fronte ad un eventuale aggressore.
Nel DOJO:
Il Ju-jitsu si pratica, come le altre arti marziali, in una sala chiamata dojo: (letteralmente) "il luogo dove si studia la Via". Il pavimento del dojo è ricoperto da un tappeto che ha lo scopo di attutire le cadute (ukemi): è il tatami. La pratica impone alcune prescrizioni relative all'equipaggiamento, alla condotta nel corso delle lezioni, ecc., in maniera da creare un'atmosfera di reciproca simpatia e rispetto.
L'EQUIPAGGIAMENTO:
E' formato dal keikogi (sovente a torto definito kimono). Una giacca di tela robusta ed un pantalone di tela più leggero. Sopra la giacca, intorno alla vita, una cintura annodata di tessuto robusto, il cui colore indica il grado.
Grado Colore
8° kiu giallo
7° kiu arancione
6° kiu verde
5° kiu blu 1
4° kiu blu 2
3° kiu marrone 1
2° kiu marrone 2
1° kiu marrone 3
1° dan nero 2° dan "
3° dan " 4° dan bianca e blu 5° dan bianca e rossa
REGOLE da OSSERVARE durante L'ALLENAMENTO:
Una tecnica male eseguita può arrecare danno al vostro
attaccante;
Perfezionare ogni tecnica in modo da poter essere
padroni dei propri movimenti anche in fase di confusione
e stanchezza;
Praticare sempre in serena disposizione di spirito;
Ricordare che la finalità è quella di educare il corpo
e lo spirito;
Lavare i piedi prima d'ogni allenamento per rispetto
altrui;
Tagliare le unghie dei piedi e delle mani per non nuocere
ai compagni;
Non mangiare o bere sul tatami;
Non indossare oggetti al di fuori della divisa d'allenamento;
Massimo rispetto per tutti i compagni;
Una tecnica di ju-jitsu ha la possibilità di uccidere con un
Unico colpo, per questo gli allievi devono fare attenzione e
seguire gli insegnamenti del maestro e non bisogna
ingaggiare competizioni per vedere chi è il più forte.
Il maestro insegna solo alcuni aspetti dell'arte marziale,
gli altri dovranno essere trovati dallo studente attraverso
la pratica e l'esercizio.
Nella pratica bisogna iniziare lentamente per poi aumentare il ritmo.
Non bisogna forzare niente in modo eccessivo.
Se queste poche regole saranno seguite nessuno si farà male e l'atmosfera sarà piacevole e felice.

CERIMONIALE e COMPORTAMENTO:

Ogni lezione inizia e termina secondo un cerimoniale ben definito analogo a quello delle altre arti marziali. Il saluto costituisce senza dubbio la parte più importante del cerimoniale. Può essere eseguito in ginocchio o in piedi, secondo le circostanze: è una testimonianza di rispetto e di cortesia verso la persona o le persone cui è rivolto. Chi entra nel dojo o esce saluta in piedi l'istruttore se questi si trova su tatami, in mancanza il grado più alto. Ugualmente si saluta in piedi la persona che s'invita a praticare; stessa cosa al termine dell'allenamento. Il saluto in ginocchio si fa all'inizio e alla fine dell'allenamento: si appoggia prima la mano sx al suolo, poi la dx (senza tempo d'arresto) prima di inchinarsi. Questa tradizione deriva dai samurai che, per prudenza, salutavano in tal modo, per aver la possibilità, durante il saluto (mano sx al suolo) di sguainare la spada con la mano dx, per ripararsi da un pericolo imprevisto.
Ugualmente si esegue il saluto in ginocchio quando l'istruttore ha completato la dimostrazione di un movimento da eseguire, ma in questo caso, si appoggiano contemporaneamente al suolo entrambe le mani inchinandosi. Quando l'istruttore spiega una tecnica, tutti gli allievi assumono la posizione in ginocchio. Dopo il saluto al termine della lezione, i praticanti si alzano sempre dopo il maestro o l'istruttore. Dopo la lezione, se si resta fuori del tatami, si conserva la cintura annodata intorno alla vita.

NUMERI:
ichi = uno rippyaku = seicento
ni = due shichiyaku = settecento
san = tre happiaku = ottocento
shi = quattro kuhyaku = novecento
go = cinque sen = mille
roku = sei ichiman =diecimila
hichi = sette
hachi = otto
ku = nove
ju = dieci
juichi = undici
juni = dodici
jusan = tredici
jushi = quattordici
jugo = quindici
juroku = sedici
junana = diciasette
juhachi = diciotto
juku = diciannove
niju = venti
sanju = trenta
shiju = quaranta
goju = cinquanta
rokuju = sessanta
hachiju = ottanta
kuju = novanta
hyaku = cento
nihyaku = duecento
sambyaku = trecento
shiyaku = quattrocento
goyaku = cinquecento
Il CORPO UMANO:

ashi = gamba
atama = testa (parte della testa sopra la fronte)
ha = denti
haishu = dorso della mano
haisoku = collo del piede
haito = dorso interno della mano
hana = naso
hige = barba, baffi
hiji = gomito
hito sashiyubi = dito indice
hiza-gashira = rotula
matsukaze = carotide
me = occhi
men o kao = faccia
mimi = orecchio
mune = petto, torace
nakayubi = dito medio
nodo = gola
onaka = stomaco, addome
oyayubi = dito pollice
kachikake = mento
kami = capelli
kao = viso
karada o tai = corpo
karato = tallone
katà = spalla
katate = una mano sola
kawa = pelle
kisuriyubi = dito anulare
kobore = tibia
komi = interno
kori = piedi
koshi = vita, fianchi (zona lombare), anca
kokoro = cuore, spirito
koyubi = dito mignolo
kubi = collo
kuchi = bocca
kyosen = plesso solare
ryote = entrambe le mani
sakotsu = clavicola
senaka = schiena
shita = lingua
shomen = fronte
shutotegatana = taglio della mano
shuwan = palmo della mano
sobi = base del polpaccio
tae = piede
te = mano
tegatana = lato "tagliente" della mano
tekubi o kote = polso
tsuma = dita dei piedi
udè = braccio
yokomen (sokumen) = lato, fianco
yubi o shi = dito
GLOSSARIO:
A
ai = armonia, amore
aikitaiso = ginnastica
ayumi = camminare
ayumi-ashi = piede marciante (avanti e indietro)

B
bu = combattimento, ma ha anche significato di armonia (ai)
e di riconciliazione dell'uomo con l'universo
budo = via delle Arti Marziali. Termine generico che
racchiude alcune decine di specialità tradizionali
bushi = cavaliere feudale giapponese
bushido = la Via del Guerriero; codice d'onore dei bushi
butsukari = esercizio di studio delle tecniche

C
cha = the
cha-no-yu = cerimonia del the
chi = terra
chiburi = (Iai) Movimento brusco del polso per allontanare
il sangue dalla lama della katana dopo un
combattimento, prima di riporla nel fodero (saya)
chikara no dashi kata = estensione della potenza

D
dai = grande
daito = grande sciabola
dan = grado attribuito con l'acquisizione della cintura nera
do = via, metodo, strada. A differenza del jutsu (tecnica pura)
racchiude una vera e propria visione del mondo e
della vita, oltre alla forma
doshu = guida
dôzo = prego, favorite!

E
embukai = dimostrazione aperta al pubblico
eri = bavero

F
funakogi = esercizio del remare. In Italia si usa più
frequentemente il termine equivalente "torifune"
furi-kaburi = Sollevare la katana sopra la testa con
atteggiamento minaccioso (seme), prima di
eseguire la tecnica finale (kiritsuke)
furitama o furutama = stabilire il Ki. Esercizio di
concentrazione, che generalmente
segue funakogi
futari = due persone


G
gassho = posizione di concentrazione con le mani congiunte
gaku = diploma scritto rilasciato al budoka dopo
l'acquisizione di un grado
geb = asso, inferiore, detto anche shimo
genshinè = quasi un sesto senso in cui si riesce a prevedere
l'azione dell'avversario prima che questi la inizi
gi o keikogi = kimono
gyaku = contrario, inverso

H
hai = sì
hajimè = cominciate!
hajimeru cominciare
hanmihantachiwaza = tecniche con tori in posizione seduta
e uke in piedi
haishin undo = esercizio a coppie con flessione e stiramento
della schiena
hakama = Ampi pantaloni del costume tradizionale dei
samurai. Nella pratica dell'Aikido viene indossato a
partire dalla cintura nera (Yudansha)
hineri = torsione
haishin-undo = esercizio per ammorbidire la colonna
vertebrale
hantai = opposto
happo = otto direzioni
happo giri = taglio su otto lati
hara o seika no itten = centro delle energie vitali; 4 dita sotto
l'ombelico, tra questo e la colonna vertebrale
haragei = arte di concentrare il proprio pensiero, lo spirito e
le energie vitali nell' hara

hasso = bokken portato vicino alla tempia con la punta in alto
andando avanti con la gamba sinistra
hidari o sa = sinistra
hiji ate = tecnica di percossa eseguita col gomito
hiriki = potenza del gomito
hitori = una persona
hiki = tirare
hon = origine, radice, fondamentale

I
ibuki = tecnica di respirazione sonoramente percepibile che
"parte" dal ventre. L'ibuki produce effetti
equiparabili al kiai
ichi = posizione
ichiban = primo. In giapponese si utilizza questo termine per
indicare tutto ciò che è di prima qualità
iie o mu = no
irimi = entrare nel corpo (letteralmente)
irimi issoku = entrata con solo passo
irimi nage = proiezione in entrata. Tecnica base di Aikido
irimi otoshi = entrata decisa, per annientare l'avversario
irimi tenkan = uno degli spostamenti fondamentali
irimi tsuki = proiezione di difesa

J
ju = morbido, flessibile, adattabile, armonioso
judo = la via della cedevolezza (dolce metodo)
ju jitsu = arte della cedevolezza (dolce anca )
jutsu = "tecnica". Questo termine si applica a tutte le arti
marziali "violente", mentre il termine "Do" (via) a
quelle che non sono destinate alla guerra

ju-yoku-go-o-sei-suru ="la morbidezza contro la forza".
E' il concetto che si trova alla base
di tutto il budo
juyuwaza = serie completa delle tecniche previste per
un attacco dato

M
ma-ai = giusta distanza dall'avversario. La corretta distanza
tra due avversari è detta juban-no-ma-ai, una troppo
grande to-ma, una troppo corta chika-ma.
E' considerata corretta se le mani dei due praticanti
sono in grado di sfiorarsi l'un l'altra
mae = davanti
migi = destra
marui = movimento circolare
minasan = voi tutti
minna = tutto
miru no kokoro = "spirito della visione", visione globale
dell'avversario e di ciò che lo circonda e
valutazione oggettiva del suo "spazio-tempo"
mizu no kokoro = "il cuore come l'acqua". Espressione che
indica la calma perfetta dello spirito,
la sua non aggressività e la sua resistenza

morote = a due mani
mushin = stato mentale originale, senza che lo spirito si fissi
in alcun modo su qualcosa; esso deve essere aperto
e disponibile verso tutte le cose e riflettere come
farebbe uno specchio

N
nai (iie) = no
ni-kio-undo = tecniche di polso con ni-kio

O
o = grande
obi = cintura
ojigi = inchino
omote = esecuzione tecnica entrando frontale
onna = donna
osensei = grande maestro
o soto = grande esterno
otoshi = far cadere
otoko = uomo
o uchi = grande interno
oyo waza = tecniche applicate
okuri = coppia, entrambi
okuriashi = spostamento di base; si esegue senza sollevare
i piedi facendo scivolare avanti il piede posteriore
prima che l'anteriore abbia completato il passo


R
rei = saluto di ringraziamento
rei shiki = cerimoniale, etichetta
ri = "morale"
ritsurei = saluto rituale, eseguito in piedi con i talloni uniti e
il busto leggermente flesso in avanti, in direzione
della persona a cui è destinato
ritsu jo = bastone diritto parallelo davanti al corpo solo
lato sinistro
ronin = durante l'epoca EDO, questo termine indicava quei
samurai che non dipendevano più direttamente da un
signore, essendo quest'ultimo deceduto o caduto in
disgrazia. In tali circostanze numerosi ronin divennero
insegnanti di arti marziali, o intrapresero altre attività
compatibili con il loro rango di samurai, divenendo
guardie del corpo, protettori di villaggi, ecc. Alcuni di
essi si diedero al brigantaggio e le truppe shogunali
furono spesso impegnate a dar loro la caccia.
Numerose scuole (ryu) di arti marziali vennero
fondate dai ronin
roppo = movimento opposto ad ayumi-ashi
ryo = entrambi
ryoku = energia e potenza

S
Saghe jo = bastone diritto parallelo al corpo dietro la schiena
con la punta che esce dalla spalla
sabaki = movimento. Schivare un attacco effettuando una
rotazione del corpo
sannin = tre persone
sankaku tai = forma triangolare (posizione del corpo)
satori = particolare stato di "illuminazione" dello spirito
e della mente
seigan = bokken diritto, punta verso il plesso solare
seika tanden o tanden = centro della regione addominale,
idealmente due o tre dita sotto
l'ombelico: punto di unione
delle energie psico-fisiche dell'uomo
sen = iniziativa
sensei = maestro, professore
seoi = "sulla schiena", "prendere sul dorso"
shiatsu = da shi (dito) e atsu (premere). Tecnica di massaggio
zonale con compressione su dei punti particolari
del corpo umano, eseguiti con le dita
shinogi = spigolo longitudinale che corre vicino al dorso
della lama della spada giapponese. Con questo si
fanno le parate
shintaci = colui che attacca
shintai = tecniche di spostamento del corpo, con
scivolamento dei piedi sul suolo
shiro = bianco
shita = sotto
shitaci = colui che attacca
shikaku = punto morto, angolo morto
shiken = esame
shiki = coraggio (composto di ki)
shikko = movimento sulle ginocchia
shuchu = concentrazione
shuchu-ryoku = concentrazione dell'energia
sode = manica del kimono
suri-ashi =piede strisciante (avanti e indietro)
sutemi = "sacrificio". Lett. rischiare la vita (per vincere)
sutemiwaza = tecnica di sacrificio utilizzata come espediente
per poter vincere
suwariwaza = tecniche che si eseguono stando seduti
in ginocchio

T
tachi = stare in piedi
tachidori = tecniche su attacco con spada
tachi-waza = tecniche in piedi
taisabaki = rotazione del corpo
tandoku dosa = esercizi preparatori individuali
tatami = materassina, stuoia di paglia. In Giappone il tatami è
una unità di misura per misurare la superficie di
un vano
te gatana = mano usata come spada. E' il bordo inferiore
della mano, dal lato del mignolo al gomito
(ma solitamente si indica sino all'articolazione
del polso), col quale si assestano gli atemi, e
mediante il quale si immobilizza o si proietta(nage)
te hodoki = liberare le mani
tenbin nage = difesa
tenchi = cielo e terra o su e giù
tenkan-ho = rotazione delle anche
tekubi-undo = esercizio dei polsi
tekubi waza = tecniche di polso
te waza = tecniche con la mano
torì (shite) = la persona che esegue la tecnica
toru = prendere
tokui = particolare, favorito
tsugi = a seguire
tsugi-ashi = piede strisciante (avanti e indietro)
tsugu = unire
tsuri = pescare, sollevare
tsuki no gamae = braccio diritto parallelo alla gamba;
bastone orizzontale rispetto al corpo
con la punta che mira agli occhi
(posizione di guardia)

U
uchi = dentro
ucketaci = colui che si difende
undo = esercizio fisico
urà = esecuzione tecnica ruotando (esterno)
ushiro = dietro
ushirowaza = tecniche in cui tori è attaccato da dietro
ute = colpite !
utsu = colpire
uke = la persona che subisce la tecnica e che viene
sopraffatta

V
vaghigamae = ruotare il bokken come se dovesse scomparire,
andando indietro con la gamba destra
Z
zengo = indietro e avanti
zubon = pantaloni del kimono


K
kachi = vittoria (gashi)
kaeshi = scambio, trasformazione, contrattacco. (gaeshi )
kaeshi-waza = le contro-prese
kaiten = cambio del fronte di attacco di 90° o 180° ottenuto
ruotando il corpo sulla parte anteriore del piede
kansetsu = articolazione, giunture
kansetsu waza = tecniche di tensione e lussazione
delle articolazioni delle braccia
karate = a mani vuote
kakari-geiko = molti avversari attaccano simultaneamente
keiko = pratica, lezione
ki no nagare = corrente dello spirito. Flusso del ki
kiri = esprime l'azione del tagliare con la katana o con
una altra arma, con un rapido movimento del braccio,
della mano, del pugno o del piede
komi = interno
kote-gaeshi-undo = tecniche di polso con kote-gaeshi
kokyu = respirazione; momento di concentrazione e
di armonizzazione del singolo con la natura
kokyu-ho = utilizzazione dell'energia respiratoria,
metodo di respirazione
kokyu-ryoku = energia o potenza della respirazione
kokyu no henda = cambio con respirazione
kumite = combattimento
kuzure = variante
kuzushi = sbilanciamento
kyu = grado: si attribuisce fino al conseguimento
della cintura nera. I praticanti graduati in kyu sono
detti mudansha (senza dan). Dal sesto al secondo kyu si
porta la cintura bianca, il primo kyu indossa la cintura
marrone
kyudan = insieme dei gradi inferiori (kyu) e superiori (dan)
attribuiti nelle arti marziali.
L 'attribuzione di un kyu o di un dan è ufficializzata
da un diploma, gaku
kyudo = via dell'Arco

Y
yame = stop!. Espressione arbitrale utilizzata per
interrompere un combattimento e far tornare i
combattenti nelle loro posizioni di partenza.
yonin = quattro persone
yoshi = buono
yu = esistere

W
waza = tecniche
waki = difesa, "di lato"

ATTACCHI:

futaridori = tecniche con attacco contemporaneo di due
persone
hiji waza = attacco sui gomiti di uke
mune-tsuki = di pugno al torace
ushiro-hiji-tori = da dietro ad entrambi i gomiti
ushiro-tekubi-tori = da dietro ad entrambi i polsi
ushiro-tori = da dietro sopra le braccia

G U A R D I A :

kamae = la posizione (guardie)
shisei = posizioni
tai no henka = cambio di posizione, ne esistono 4 tipi
shizentai = posizione naturale
chudan = guardia naturale; fascia dell'addome corrispondente
al plesso solare
gedan = guardia di difesa; fascia dell'addome corrispondente
al basso ventre
jodan = guardia d' attacco
ai-hanmi = posizione comune
hanmi = posizione di guardia con un piede avanti
(piedi a triangolo)
migi-hanmi = posizione obliqua dx
hidari-hanmi = posizione naturale sx
osae = controllo
seiza (za-ho) = posizione tradizionale in ginocchio
gyakuhanmi = posizione obliqua inversa di ukee tori,
in cui una persona assume la posizione obliqua
destra e l'altra la posizione obliqua sinistra.

C O N T R O L L I :

katame-waza (osae-waza) = tecnica di controllo
_ ik-kio (1° princ.)= immobilizzazione del braccio
_ ni-kio (2° princ.)= torsione del polso verso l'interno
_ san-kio (3° princ.)= torsione del polso (kote hineri)
_ yon-kio (4° princ.)= pressione dolorosa al polso
_ go-kio (5° princ.)= stiramento del braccio
_ ude-hishigi = chiave del gomito sotto l'ascella
hiji-osae = controllo del gomito

C O L P I :

atemi = portati in determinati punti vulnerabili del corpo
metsubushi = agli occhi, portato con le dita
yoko-men-uchi = laterale con taglio dall'alto verso il basso
jo-dan-tsuki = diretto al viso
chu-dan-tsuki = diretto al plesso solare
uraken uchi = rovescio
shuto uchi = laterale con il taglio della mano
haito = frontale con il palmo della mano
hiza-gery = con il ginocchio
theisho = con palmo della mano
gedantsuki = pugno al basso ventre
hiji dori = pugno al volto di uke
shomentsuki = colpo frontale con pugno
shomenuchi = colpo frontale con taglio dall'alto verso il basso

A R M I :

bo = bastone lungo 182 cm
bokken = spada di legno. Lunga solitamente 1,05 mt.
in legno duro di quercia rossa (akagi )
o bianca (shiragashi), in nespolo (biwa)
o in ebano (koutan)
jo = bastone lungo da terra al plesso solare
nunchaku = piccolo flagello con due parti unite fra loro
da una corda o da una catena, serviva in origine
per battere la paglia di riso
saburito = spada corta (wachizashi) in legno
shinai = spada in canna di bambù
tanto = coltello in legno
tonfa = antichi utensili che servivano per battere il fieno
(successivamente usati come armi)
tsuba = elsa artisticamente lavorata della katana giapponese
kama = antichi utensili che servivano a tagliare il grano
(successivamente usati come armi)
katana (iaido)= spada giapponese, leggermente curva col filo
sulla parte convessa
ko-dachi = piccola sciabola
kozuka = piccolo pugnale affilato senza guardia(tsuba)
generalmente inserito nel fodero della katana,
assieme a una sorta di spillone detto kogai
yari = termine generico attribuito a vari tipi di
lance ed alabarde.
wachizashi = spada di dimensioni ridotte
(letteralmente: compagno di cintura)

PRESE:

mochi = presa
jime = chiave, presa
hiji-jime = chiave applicata al gomito
oshi taoshi = chiave articolare di braccio (ude-hishigi) eseguita
applicando una pressione sul gomito di uke.
Questa tecnica fa parte delle hiji-waza